Free Fall – 3 steps to Nightmare

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Free fall
La luce solare colpiva di sbieco i pannelli carboceramici disposti a raggio, subito sopra le capsule abitative. A poca distanza dalle baie d’ancoraggio.
Non c’erano riflessi, non c’era luce indotta. L’oscurità espandeva il suo regno.
L’Uomo era intento nelle sue totalizzazioni, in calcoli astratti impercettibilmente deviati da cristalli affogati nel plasma organico del micro monitor.
Le retine percosse da fasci luminosi indirizzati artificialmente con il solo scopo d’eccitare coni e bastoncelli.
Segnali luminosi per la macchina, realtà aumentata per l’Uomo.
La discesa fu un’accelerazione ai limiti sensoriali; un lungo astratto tuffo nel buio simulato.
Free fall to Nightmare.

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Free fall to nightmare.
Le libellule erano composte di nanomeccanismi dalla precisione infinitesimale. Non erano state create. Esistevano. Il loro tempo era espresso all’infinito. ESISTERE.
Cadendo le fauci microlaminate affondarono nella sua carne. Per la precisione: non carne reale. Ma il dolore lo era. Molto più intenso del previsto. Così come le sensazioni di disequilibrio, velocità ed angoscia.
Perchè provare emozioni in quel mondo? All’Uomo ne sfuggiva il motivo, tanto quanto esso voleva sfuggire alla sua relatà malata.
Perchè rifugiarsi nell’Incubo se il Reale lo era ancor di più? Quesiti privi di spiegazioni logiche. Fondamentalmente la non-logica umana, in contrapposizione alla perfezione meccanica.
E, nel mentre, cadere. Precipitare. Ed essere divorato. A piccoli pezzi. Lentamente.
E, nel mentre, soffrire. Di una sofferenza sorda, indotta.
E nel subirla, la consapevolezza della sua artificialità, ne amplificava ulteriormente l’impatto.
Free fall my Deamons.

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Free fall my Deamons.
Suono gutturale, aspirazione compresa e simmetrica tra i quadranti di suddivisione anatomica.
Canule introdotte profondamente, senza mezze misure, senza accorgimenti igienici degni di nota.
Il corpo nudo disteso, alla mercè dell’IO proiettato alla torura, al sezionamento, al taglio.
Non clinica. Solo stanza. In cemento e neon. Baluginante a tratti, senza continuità apparente.
– Ne strappo piccoli lembi, ne osservo piccole vibrazioni coincidenti al momento di dolore – ed escrementi di terrore esplodono sul pavimento; bruciano nell’aria [Poco male: ho la mia maschera].
Liquidi, sangue refluo. Uscito, strappato al cuore, incrostato su skyvertex color torora. Assume le sembianze di indistante macchie di Rorschach. La forma della Follia.
Io sono qui per selezionare i miei Demoni e per escludere i miei Angeli.
I’m here to select my Deamons and to exclude my Angels.

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