[Eternals] A Floating MuseuM

Il cristallo del bicchiere, traslucido da sembrare inesistente, mi permette di contemplare le varietà di sfumature del Pedro Ximenez in esso contenuto; in lontananza brucia la candela, brucia di una luce dorata.
Porto l’ambrato liquido alle mie labbra, ne assaporo l’aroma ne conservo il gusto sul mio palato… dobbiamo incamminarci. Look @ me.

Lenti rifrangenti scansionano tutte le dimensioni che mi circondano: nessun asse è tralasciato.
La struttura appare dalle nebbie come risalita dai flutti, il bianco pallido [a tratti sporco e consunto dalle impurità temporali] rende la superficie simile ad ossa decalcificate. Un sorso di PX e varco il portale. Il tempo è assente e la quarta dimensione distorta.

Colonne in i-stile s’innalzano dalla navata centrale e nulla più. Cupola ascendente, emisfero occidentale delle regioni interspazio, NOAH globe trotter nella sfericità inesatta del pianeta madre oramai al di fuori di confini definiti. Concetti ed astrazioni susseguono i pensieri compiuti del mio ego senza soluzione di continuità apparentemente logica.
Deframmentato, il mio IO è deframmentato, il diagnstico lanciato osserva e rileva 83 percento. Un sorso di PX e muovo un passo all’interno.

Variante in visione destra: dodici finestre oscure, luci al neon rosa fluo, alcuni starter bruciati, alcuni tubi senza reazione al gas imprigionatovi.
Variante in visione sinistra: sette finestre oscure, luci a led verde acido, un aquarium al blu cobalto della notte illuminata da esplosioni termonucleari.
Ilrestoènoiaallostatopuroesemplice: quadrettature B[lack] and W[hite] cangianti in trasparenze reali solo per le goccie di pioggia. Un sorso di PX e mi dirigo a destra.

Al passaggio le terminazioni nervose vengono solleticate, sollecitate, eccitate. L’innesto spina/presa compiuto ed il contatto è quasi irreale. Il cervello cibernetico interfaccia il mio ego. Nell’amplesso fisico la componente maschile dirige tutta la forza chimicamente indotta da adrenalina ed enzimi in spasmi motori ai quali [sus]seguono contrazioni [non] meccaniche femminili; l’amplesso elettronico irradia la mia vista di frattalità caotiche e spettri generati da GPU operanti in vertex shaders. Dodici finestre oscure prendono vita.

Numerazioni, enunciazioni, codici in esadecimale tradotti binari, teorici geometrici a sè stanti, virtualizzazioni psicomotorie e mutazioni pseudogenetiche riprodotte con dovizia di particolari e genialità quasi maniacale: tutto è alle porte del fato ed il fato è alla mia porta.
Custode della vita dell’essere biomeccanico assetato di potere la sua presentazione è semplice, immediata, senza effetti speciali o digitali. Non chiede, non offre: agisce.
Un sorso di PX e mi dirigo a sinistra.

La connessione corticale recisa istantaneamente, capacità cerebrali solo umane, spaesamento e gravità zeropuntotrentaquattro.
Olfatto ed udito in amplificazione bass boosting. L’odore dei fichi secchi è or’ora nauseante, il ticchettio, l’aumento di operazioni per secondo palpabile acusticamente.
Sette finestre prendono vita: altrettanti mondi quantici in evoluzione, il signore dell’universo, deus ex-MACHINA, appare dal sottosuolo. Faglia tempospazio in apertura, onde energetiche di propagazione, curvatura momentanea nella continuità pur se in congelamento della matrice temporale non applicabile al di fuori della struttura.
L’attacco è simultaneo, il movimento precalcolato, istantaneo al millesimo di secondo. Infrangendosi come una bolla di mercurio solidificata la polverizzazione dell’astante relega tutti i sensi a comparse dell’azione circostante. Fast-forwarding, replay, loop, Escher nell’applicazione delle realtà conosciute, prospettive deterministiche ricalcolate per assurdo, tutto è ciò che sembra ma non lo è più. Un sorso di PX e mi dirigo all’aquarium.

Io sono il signore dell’universo. Io sono la Nuova Macchina. Il mio bicchiere è vuoto e nel blu cobalto della notte illuminata da esplosioni termonucleari, riflessa nel vetro oled solo la mia immagine.

Solo le mie visioni certificano il mio essere vivo.

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