Crucifix ProjecT

All’esterno, il grande Prisma ovoidale riluceva singolarmente di propria vita organizzata in nome del progresso.
Desiderio di vendetta impresso a fuoco nel limbico percorso duodenico, attraversato da scarti biologici e rifiuti organici. Presi in mano il mio bisturi preferito, ovviamente in titanio e fibre carboniose, pronto per operare. Parassiti infettavano l’angolo di scienza creatomi arrampicandosi tra cannule, valvole ed adattatori.
Occhi sbiancati e trasmissioni audio-voce disturbate percuotevano i timpani fino al sangue. Nero ed appiccicoso liquido infetto, denso, quasi caramelloso.

Il grande Prisma ovoidale riluceva singolarmente illuminando il parassita non totalmente artefatto. Il sentore dei finali moderatamente fastidioso alle narici era presagio di sangue e macellazione varia.
Immergendo le mani nel ventre molle rimpiazzavo già nella mente pensieri ed emozioni con l’accecato desiderio di un vampiresco travaso pluricellulare.

 

Questa è la mia clinica. Questo è il vessatorio obiettivo della mia ricerca. Prostrato al cammino ed alla ricerca dell’Inumano fattore d’esistenza. Una milza al posto del cervello.

 

Il boccaglio emetteva un suono acuto, simile all’urlo d’una partoriente dalle carni lacerate. Il plastico cilindro lentamente ingurgitava sangue e saliva. Ribollenti, pulsanti. Metallo nelle cavità scheletrate asportava pezzi ed umori, su fino al culmine carnoso. Malato e sconfitto, con occhi accecati da flash elettronici di bianca luce artificiale, il parassita non totalmente artefatto varcò i pensieri del mio Io. Decostruzione nelle mie rilevabili peculiarità sinaptiche, trasmesse in ondate d’odio condensato. Immersi il mio bisturi preferito [titanio e fibre carboniose]. “Y” in flutti di sangue melmoso. Sorrisi mentre il Prisma ovoidale riluceva singolarmente nel buio in tempo zero.

‘Tempesta di sabbia radioattiva imperversa e corrode l’integrità strutturale e la consistenza del mio impianto neuronico. I filtri polarizzati poco o nulla possono contro l’irradiazione innarrestabile che si sparge per l’etere mutando in carcinoma la biologia che m’affligge. Ancora: abbandonata a suo tempo la fabbrica di umani e rese inservibili le strutture di riciclaggio, le scorie malate e velenose, le visioni di corpi galleggianti in formaldeide arancio-blu, potraggo il mio cammino nelle lande desolate e tra le dune biancastre e lucenti [cristallizzazione delle sabbie]. In lontananza suoni senza una forma definita s’innalzano dalle vibrasfere gravitazionali. Le mani bruciano, la pelle scotta, i sistemi di condizionamento termico sottocutanei ridotti ad efficienza minima, solo filtri polarizzati a barriera del mio postumanesimo degradato. Hardware senza nome e marca, codici a barre tatuati nel profondo dell’epidermide sintetica sono simbolo di riconoscimento: era secondo rinascimento.’

Trasmise in fascio compatto d’informazioni immagini di desolante bellezza. Terrore e pazzia, questo voleva inculcare in me il parassita non tatalmente artefatto. Sorrisi mentre le mie mani s‘insinuavano nel sinuoso sinistro suo sistema sintetico. Il mio bisturi preferito [titanio e fibre carboniose] lacerò con facilità puramente meccanica ogni stralo inorganico. Ne estrassi viscere e filamenti biomeccanici, galloni d’olio sintetico e fluido plasmatico, organicità ed in-organicità varie. L’urlo s’innalazava, forte, roboante, piacevole… totalmente eccitato e ubriaco di pazzia distruttiva continuai nella mia tortura da Mattatoio 5.

All’esterno il grande Prisma ovoidale riluceva singolarmente nel vortice dimensionale.

 

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