EstrazionI – Meltdown momentanei

La scatola di plastica è fondamentalmente un’aspiratore dell’umana obsolescenza. Conficcato ben dentro la carne, urlante dolore e disappunto, la punta sterile risucchia liquido rossobluastro. Elemento alieno.

La piastra è concettualmente un separatore: vita, morte. Presenza, assenza. Lucidità, confusione. L’interruttore in mano ad un arconte bambino privo dello scernimento tra bene e male. Come potersi fidare? Il burattino muore sempre insieme a noi.

All’apertura del varco appaiono medici infermieri chirurghi portalettighe. Il loro sguardo trasmette fame, incontrollabile fame. Ne più ne meno di carne da mecello appoggiata su lastre di metallo decisamente inospitali, fettine lembi. Maledetti parassiti che vi nutrite di malattia.

Giorni, immobilità. Permanente, senza eccezioni. Finché la scatola di plastica non esaurirá il proprio compito. Nel frattempo essere alla mercé dei camici bianchi, essere cavia da esperimento, essere numero nella statistica dell’orrore quotidiano.

Corrono i carrellini ricolmi di medicinali, siringhe, provette malscritte con adesivi e pennarelli consumati dall’aria infetta di questo luogo. Ed i camici, parimenti, non smettono di muoversi irrequieti senza soluzione di continuitá. Lentamente mani scattano come insetti davanti alla preda…apri-inietta-preleva-conficca-trasfondi.

Il sole splende dietro la vetrata dalle tapparelle blu e trasmette una radiazione strana, quasi ancestrale. Vedo le bolle crescere, sento l’epidermide gonfiarsi fino ad esplodere. Ovetto kinder dalla sorpresa virale squarcia il petto fondendo neoplastiche creature aliene. Galassia del broncotorace spazzata da incursioni batteriche.

Nel luogo si consumano amplessi tra flebo trasparenti e sacche urinarie, si tramanda la degenerazione del genoma. Sfilacciamenti di eliche dna nelle primordiali particelle del tutto. Volendo, quasi un messaggio messianico. Perché la divinitá non conosce pietas, strafotte delle piaghe umane, è uno spettatore divertito dal sacchetto di popcorn sempre pieno. Assiste a nascite e morti indifferente, bellamente stravaccato in prima fila, munito di biglietto vip. Un arconte bambino senza scernimento del bene e del male. Come potersi fidare? I suoi angeli, calati come demoni di bianco camicie vestiti, concorrono al dolore presentandosi con parole gentili. Affossano la dignitá dell’umano debole, fallace, imperfetto, destinato all’Oblio dei deserti del tempo.

Fondamentalmente tutto é morte e paralisi, tutte le vie sono dejà-vu e sapori della bile giá assaggiati. Lo schifo del vedere, lo schifo del gustare.

Lo schifo dell’essere freddamente consapevoli.

Il tempo dell’essere macchina non sará mai tempo perso.

Estrai.

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