Is not necessary to be a cyborg…

Si domandava cos’avesse di fronte ma non era in grado di formulare una risposta adeguata alle sue necessità.
Avrebbe detto fosse un essere umano, perlomeno questo era stato il suo pensiero fino a qualche mese prima…ma ora non più. O meglio; l’involucro era sicuramente umano, composto di tessuti e liquidi. Però il contenuto e le vibrazioni che ne scaturivano! Erano fallate, corrotte, DIVERSE.
Cos’altro poteva pensare? Poche decine di giorni, qualche centinaio d’ore (ma il tempo non aveva più molta importanza) erano state sufficienti a distruggere tutto e ribaltare completamente la situazione.
L’essere che aveva di fronte si credeva chissà chi (o cosa)… forte dei risultati ottenuti e delle esperienze apprese. Ora pavoneggiava la sua superiorità caratteriale ed il suo predominio decisionale per ferirlo. Con forza e profondamente. E non era importante lo facesse coscientemente o meno: contava il risultato. Una metaforica mano guantata d’odio e disprezzo lo afferrava, stringendo alla base delle cervicali, per trascinarlo in basso…verso un abisso di inappetenza vitale.
Nel dolore della discesa, infine si rese conto cos’aveva di fronte:
Colei ch’era convinto d’aver conosciuto.
Colei che non avrebbe mai voluto (dovuto) conoscere.

Non è necessario essere un cyborg per piangere lacrime di plastica.

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