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Del corpo umano cosa se ne può fare?
Uno scarto biologico indifferenziato, problematico nella gestione come aberrazione senza prospettiva di riciclabilità.
Nell’era elettrica la vita è l’antitesi del creato permanente sulla faccia del pianeta.
Un coacervo d’esseri indefiniti dalla pelle in decomposizione che s’aggirano in branchi [dis]organizzati di riflessi verdi-blu.
La mummificazione cerebrale appiattisce raziocinio e processi senzienti; tutto oramai indistinguibile nel loro bagliore, avanzando su rocce protese verso l’infinito nero.

Cos’è l’umano se non il simbolo del fallimento perpetrato nei secoli e nell’evoluzione?
La sopravvivenza è pura casistica fortuita – l’errore è un valore esponenzialmente amplificato nella trasmissione e nella trasmutazione genomica.
Totalmente rivisto nella proiezione del tempo lento ad anni luce di distanza. L’unità di misura erano prive di senso e la logica divenuta un concetto innaturale.

Di fatto il demiurgo utilizza la fauna senziente come il gioco e come l’attesa del bimbo: scarta-utilizza-stancati-getta.
Del corpo umano cosa se ne può fare?
Uno scarto biologico senza prospettiva di riciclabilità.

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