PicatriX – Le Sang De l’HumanitE’


SleepCyberspazi pseudoreligiosi innondano l’animo e la mente. La condizione è vegetale. Camminare nell’Oblio dei sensi. Sostanze psicotrope di dubbia viscosità galleggiano di mutuo accordo con globuli rossi e bianchi. Passeggiano nell’organismo come piccoli schiavi trasportatori. Nanomacchine ad intelligenza artificiale riconoscono e compenetrano la nullità del mio sapere.
Un mare abissale, cicatrizzato sulla spoglia terra nuclearizzata attende l’avvio di lavori ricostruttivi. In lontananza cresce a ritmo esponenziale probatoria desovranità della mente sul corpo. Acerbi e dissociati pensieri, no suite, no gallerie et cunicoli, no Catarifrangenti indicatori di via o bivio assimetrico nella linearità del percorso.
Attenzione ai particolari, doverosa perfezione antestante l’imperfezione ricavata dal pieno di blocchi di ergal [inesistente]. Pareti arrotondate alla vista da prospettive non focalizzate. Tuttavia l’idea è chiara, ci credi? Ti porterò per mano fino alla Fine.
Sine crucisCresce nell’embrione umano in possesso del presente una ricerca di nuove motivazioni alla vita ed alla devianza degli istinti. Voglio essere automa, senza più intercapedini organiche, senza più irragionevoli momenti di catartico e carcinomico sentimentalismo.
Processiamo il programma, sfogliamo le cartelle, apriamo il petto e svisceriamo il cuore dalle sue occlusioni organiche, senza passare dal via e dal Dolore. Infiliamo le mani nel sangue e nella brodaglia bianco/giallastra fino ai gomiti, senza guanti, senza protezioni. Annusiamo l’odore di putrefatto che se ne sviluppa… ci credi? Non è un corpo morto. In attesa di altri passatempi sezioniamo il vivo e pulsante capretto umano come vittima sacrificale a nuovi dei delle macchine. Pistoni nelle braccia, serbatoi nelle gambe, overcooler nelle spalle, coperture in xenonio X999 alimentato da cuori artificiali posti nell’emisfero destro, attivati da microcircuiti sinergicamente collegati a pulsazione umana. Stasi, criogenia, azoto liquido nella bacinella. Immergiamoci, godiamo del freddo, raffreddiamo tutto il nostro calore. Strappiamo la pelle, infrangiamo muscoli e cartillagini, lucidiamo con prodotti di qualità ossa per essere più belli all’appuntamento con il Decostruttore.
E poi affidiamoci a Dio perchè contempli la nostra opera e nella sua infinita pietà pianga per ciò che abbiamo fatto. E ridiamone perchè ne pianga ancor di più. Strapperemo le ali agli angeli. Impaleremo Michele, trascineremo Gabriele fino allo sfibrarsi della sua divina potestà e gli angeli minori diventeranno il nostro macabro hobby, statuine della Thun da spezzare con proiettili d’odio scagliati da irradiatori a raggi gamma installati nei nostri occhi. Arriverà la distruzione di tutto, e le realtà saranno solo dei ricordi da raccontare ai bambini [ma saranno morti anch’essi].
Rimarremo solo noi, due. Assenti nel vuoto [qualora esistesse anch’esso], galleggianti nella beltà del nulla assoluto. Finaquando non ti ucciderò.
Senza supporto vitale. Oblio è il solo vincitore.


[Rolling in headphones: Freefall 68 – Skydive (I Feel Wonderful)

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