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Dal Versante Sbagliato

Non era un cammino impervio; la strada era pianeggiante e sgombra.

Stranamente non vi erano cadaveri quasi il conflitto non fosse arrivato in quell’angolo del pianeta.
Passo dopo passo doveva continuare. Tra la sabbia rossastra – tra le macerie della sua realtà – oltre il confine posto alla distanza più invalicabile.

Era un patto con se stesso:
Oltrepassare la desolazione fino a renderla un’impercettibile sfumatura sullo sfondo.
Annullare il pensiero e continuare nello stordimento ascetico.
Polmoni che esplodono.
Timpani che sanguinano.
Coscienza//incudine percossa dal martello solare.

Annullare il dolore con un dolore ancor maggiore.
Distruggendo fisicamente tutte le fibre che componevano il suo essere.

Ne resta un’anima dispersa, vacante Dal Versante Sbagliato dell’esistenza.

Non era un cammino impervio; la strada era pianeggiante e sgombra.

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Solo le allucinazioni sono conforto per la realtà che mi circonda
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