Assiomi evidenti

Proprio adesso, mentre scrivo, il mio cervello è bombardato in stereofonia dolby 7.1.
Il cicalino della chiamata assistenza, la risatina sopra le righe dell’addetta alla consegna della colazione, il tono baritonale del rompicazzo del letto di fronte, le urla della vecchia malata e fuori di testa in fondo alla corsia.
Un flacone di betadine per l’anima ci starebbe tutto. Direttamente incanulato all’altezza del mesencefalo: anestetico solo per me.

La porta sbatte; il magnete di fermo non funziona quasi più…una calamita può scaricarsi? Oppure è il metallo ossidato in macchie senza geometria specifica a lasciarsi andare? Sto staccandomi dalla realtá – il mio metallo è rugginoso – per poi ripiombare, con stile scomposto. L’aggancio è acre odore di merda; sono pasti ospedalieri mal digeriti e scariche di diarrea che passano vicino. Quasi possono toccarmi.

Poi, l’orso barbuto che cambia pannoloni a bambini dai volti scavati esce con passo pesante. Lancia un’occhiata ai miserabili dentro lo stanzone, lancia un’occhiata a miserabili che attendono fuori. Come me. Se ne va.

Rientro, cambio, pulisco, imbocco, cerco di calmare, ascolto il disco a ripetizione. Cerco di star vicino. Ma è sempre più lontano. E la velocità d’allontanamento aumenta, implacabile. Sempre più.

Il piccolo limbo si sta popolando, le voci aumentano inframmezzate da colpi di tosse, lamenti incomprensibili, dolori percepiti dal corpo, dolori non estirpabili che pulsano dentro. Riesco a sentirli, posso accarezzarli. Sono gatti scuri che fanno le fusa, aggomitolati al ricordo di ciò che era. E col cazzo che vogliono andarsene.

Ma devo andarmene io. Forse non vorrei; forse voglio. Devo tuttavia andarmene. Uscire dal limbo, rientrare nella realtà (la mia), chiudere la parentesi.

Proprio adesso, mentre scrivo, il mio cervello è bombardato. Un terrazzino fiorito, lo sciabordio lontano, un bicchiere ghiacciato. Non ora. Probabilmente neanche più tardi. E’ una bomba megaton-emozionale all’acido e fosforo: bagliore di luce e morte decomposta. Tutto ciò che mi circonda è corroso.

Solo questa è la certezza. E’ l’evidenza di un assioma inconfutabile. 

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