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Soffocare XXVIII

I mostri dei venerdì, non ancora totalmente primaverili seppur umidicci, sono infanti che ragliano tossendo come Gremlins assetati di sangue putrido. Imbacuccati, da madri strafatte di ansiolitico, sprofondano in passeggini dalle ruote eccessivamente grandi e rumorose per l’asfalto urbano. Portano in dono sei rotoli di carta igienica per pulire il marciume all’acido corrosivo che fuoriesce da sfinteri troppi piccoli per essere in grado di produrre ciò che producono.

Non hanno voce ancora, se non per urlare a frequenze che distorcono l’aria e confondono la razionalità involvendola ad istinti materni dalla corruzione ben assodata. Mammiferi che si piegano alla genomica codificata.

I mostri infanti sono il futuro ben presente di quest’umanità priva di fondamento che, sempre più, mi stringe le mani alla gola. Nel mentre, tra vicoli nei quali è vietato voltarsi indietro e strade dove non volgere lo sguardo, trasudano occhiate malcelate quasi a scansionare strato dopo strato :: pixel entro pixel.

Oggi si soffoca tra bebè che bruciano sotto l’appassito primo sole a fusione nucleare.

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