GUT

Cammino tra corridoi poco rischiarati da neon tremolanti di gas esausto.
Lungo budello dell’animale di cemento, inframmezzato da spiragli di luce arancione.
Segni di civiltà apparente dietro a porte socchiuse.
Ci sono stanzette, piccoli antri: celle di confortevole prigionia.

Ci sono stanzette abitate da persone sole e silenziose.
Immobili fissano, con occhi smarriti, punti lontani come rapiti da sindrome di Stendhal.
Aspettano, senza parlare, un cenno di riscontro o, semplicemente, la Fine del Tempo.

Ci sono stanzette abitate da persone sole e silenziose.
Corpi legati a doppio filo a letti ad aria sincronizzati con respiri quasi impercettibili.
Sono esseri vivi di non-vita. Aspettano il lento decadimento tra lacrime che non vogliono scendere.

Ci sono stanzette abitate da persone sole e silenziose.
Organismi vegetativi il cui unico compagno è monitor: guardiano sibilante di riposi terminali.
Sono creature senza più energia, volatilizzata nell’entropia del ciclo in-naturale delle cose.

Ci sono moltitudini aggrappate a vane speranze d’immortalità.
Ci sono sogni e desideri infranti nelle mani delle divinità invisibili del corpo.
Ci sono solitudini che non appaiono ai più, abbellite dai vividi colori della dignità.

Cammino tra corridoi poco rischiarati da neon tremolanti di gas esausto
ed ogni passo è un affondare nel budello dell’animale di cemento.
La meta è una stanzetta di confortevole prigionia.
Tubercoli e sacchetti. Flaconi e liquidi incolore.

Ci sono tanti demoni che volteggiano sopra e dentro me.

Qui ho realmente paura.

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