Forcing Rest.

Dopo due mesi di dispendio energetico al 110% fisico e mente chiedono una pausa. La rabbia nucleare non si è ancora sopita, e mai lo farà, ed il napalm scorre nelle vene incontrollato, furioso. Essere in bilico tra ondate d’energia e svuotamento interiore è traballare sulla corda dell’equilibrista. La rete un optional. Lo schianto paurosamente vicino.

Il quotidiano è divenuto un’accelerazione a velocità luce e gravità insostenibile. I propulsori iniettano liquido di stasi per i momenti di rabbia dirompente, coadiuvati da pensieri e scariche elettriche del cervello pensatore, senza sortire risultato alcuno.

Odio l’essere umano che coesiste con il silicio.
Odio l’organicità.
Odio la non perfezione matematica.

I’m here to select my Deamons e questi nulla fanno per non attaccarmi frontalmente. Un’armata di incubi e supposizioni ed immagini di futuri previsti e non. Tutto rifulge nella scura nebbia dell’insicurezza. Tutto si nasconde nel cubo sfaccettato che pesa a esponenziale N potenza. Petto che esplode.

I’m here to exclude my Angels. E se un angelo mi ha toccato, il suo tocco è già svanito nella cenere del bruciare atomico. Perché nulla sopravvive al mio contatto. Nulla resiste alla mia furia controllata. Nulla, con me, dura per sempre.

Forse è proprio questo che mi spinge a continuare con pause forzate nel metallo rugginoso dell’animo malato.

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