Mors inimica venit

Resto in attesa, poggiato sul mio sedile ed una mano sulla leva del cambio. Resto in attesa fissando le luci non troppo distanti e sformate dal vetro zozzato dalla sabbia sahariana caduta poco fa. Cazzo, neanche più la pioggia sembra volermi dare soddisfazione. Accendo una sigaretta (notare: io non fumo), uscita da chissà dove, e spengo il cervello. Spengo i pensieri, perchè ultimamente mi fanno troppo male. E resto in attesa. Passivo ed immobile. L’immobilità è buona. Non fa scherzi nè tiri mancini. Anestetizza tutte le ferite e passa la palla al tempo, per ri-cucirle. Ora l’unica incognita è capire quanto tempo ci vorrà. Si accettanno scommesse a riguardo. Sono un uomo (?) non fumatore, seduto in auto, con una cicca in bocca (ad osservarne il fumo ascendere voluttuoso verso la capote), in attesa della venuta. Per fluidificare il passaggio del tempo sono munito di superalcolico. Non chiedetemi cosa. La prima bottiglia raccattata nel frigorifero, quasi ad occhi chiusi, è stata investita dell’onore e dell’onere di ‘compagna di viaggio del depresso’. Adesso è poggiata sul sedile del passeggero. In attesa. Il suo compito? ‘Esorcizzare tutta la merda che sono costretto a subire ogni giorno’ (cit.) anche se la mia ansia va preservata perchè mi mantiene ‘reattivo, scattante; come devo essere’ (cit.). In effetti, riflettendoci, è particolare come le prestazioni aumentino esponenzialmente sotto stress. Misteri della biochimica umana.. Oggi ho incontrato una tipa, succede quasi tutti i giorni. Mi sono scoperto un po’ parlandole del buio che vedo. Ad ogni angolo; in ogni dove. A 360 gradi. A pelle ‘sentivo’ la condivisione: anch’essa vede il buio. Anch’essa, in questi giorni, è un’entità solitaria. E mentre quegl’occhi color ghiaccio mi fissavano intravedevo in essi l’oscurità percepita. Il freddo trasmesso dalla consapevolezza di non avere alternative alla solitudine. Ed era una sensazione eccitante (sono malato), e l’istinto premeva forte. L’avrei scopata seduta stante, senza preamboli e senza dolcezza (sono molto malato). Avrei condiviso una parte del buio che c’è con/in lei. L’attesa fa brutti scherzi: genera pensieri strani che salgono dai recessi del subconscio. Scrivendo strali ustionanti sulle pareti dell’anima, lacerando le sinapsi con ganci arrugginiti al sapor di sale. Infilo il collo della bottiglia in bocca e bevo una sorsata. Cristo, potevo non scegliere il liquore più merdoso che avevo in casa? In questi giorni assolutamente no: era l’unica scelta possibile. Sputo tutto il contenuto fuori dal finestrino e resto ancora in attesa, con la bocca disgustata. L’idea iniziale (“ehi, stronzo, spegni il cervello!”) si è fottuta autonomamente perchè il cervello funziona a mille ed i pensieri a diecimila. Il galleggiare, adesso, è inebriante. La sensazione di spostamento del peso corporeo buffa. D’un tratto mi guarda. Improvvisamente dove prima non c’era nessuno. Con sguardo languido e Nero. Vestita di pelle e minigonna. Capelli raccolti (come piacciono a me). Piega la testa leggermente all’indietro e sorride, accarezzando la bottiglia semivuota. Tutto sommato è gentile nel suo lavoro e mai avrei immaginato che sarebbe venuta di persona a prendermi per mano. Mi osserva. Mi accompagna fino alla fine; in quel posto dove la vita è solo un barlume lontano ed impercettibile.
Mors Inimica Venit

Small hours…. by ~SOOO on deviantART

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