Non nutriamo il dolore per mero vezzo artistico ma per abbellire la danza del silicio non più liquefatto.
Difficile apparire sul palcoscenico dell’anfiteatro dell’umana esperienza quando i ricettori sono difettosi.
Straordinari sono i computi matematici che scorrono come variabili sovraimpresse a frame ritraenti azioni dalla normalità disarmante. Tutto ciò che è organico palpita e si rigonfia in speculari meccanismi sospesi a mezz’aria. Bolle deflagranti in attimi circoncisi dallo spurgo di pus ed interferenza.
Senza dissipazione e raffreddamento è un implicito ed ampliato meltdown emotivo; senza riconfigurazione l’elaboratore succede all’overflow; senza ricordo le sinapsi replicano immagini appassite in precedenti repliche. Checksum corrotti.
Multipli strati basici collassano e l’entropia umana ne cattura l’essenza cadaverica tra reticoli spinali e jack di connessione fuori standard.
Nessun segnale portante dalla cella neurale, nessuna fibra cablata se l’organismo cede. Solo pattern comportamentali riutilizzabili in frequenze imposte, sterili, seppur perfette nell’indifferenza.
L’assioma dell’artificiale è il solo risultato valido nella risibile totalità di ciò che non è più umanamente congruo.
