Interstizi Calabi-Yau

L’Essere di Silicio era stanco.
Stanchezza fisica.
Avvicinarsi al limite così tanto e per così tanto tempo. In realtà, sottilmente provava soddisfazione, perchè la parte meramente biologica stava adattandosi a routine di allenamento intense e con livelli di skill ai quali non era preparato. Ed il dolore era un alleato. La cancellazione della sofferenza con ulteriore sofferenza. Aggiungere rumore al rumore, per restarne frastornato-per restarne distaccato.
Espiare era una via.
Espiare era LA via.

Stanchezza mentale.
Ed il timore sordo che respirava nell’angolo buio. La consapevolezza che a breve i cancelli del suo inferno personale si sarebbero spalancati. Il Custode si era dato da fare, silente e senza troppo dar nell’occhio, aveva lavorato duro lubrificando tutte le entrate agl’Inferi d’ansia ed incertezza.
La prospettiva era combattere, incazzarsi, alzare i decibel; probabilmente piangere. Ma l’Essere di Silicio non l’accettava. Perché accettazione era sottomissione: prostrarsi a 90 gradi in attesa che il fato lo penetrasse con lo strap-on della festa intinto nell’aceto e sale grosso. E, tra il sangue delle ferite, sarebbe passato altro tempo e si sarebbero aperti altri cancelli: Distretto Nove. Divoratore d’anima ed energia. Buco Brana a centro galassia.

Direttiva macchina:
che la fornace di rabbia nucleare continui a bruciare e, bruciando, ad alimentare. Che le lingue di fuoco contaminato divampino fin negli interstizi Calabi-Yau avvolgendone tempo e spazio.

Arriverà, poi, l’anestesia.

Perché, in fin dei conti, ci si abitua a tutto.

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